Con i dovuti raffronti, chiamare Giulio Andreotti alla presidenza del Senato è un po' come se l'Inter chiamasse Helenio Herrera per sostituire Mancini. Insomma, il miracolo, per evitare la retrocessione imminente e immanente.
Pensavamo di avere terminato il nostro compito, come da titolo del blog, con elezioni dello scorso 10 e 11 aprile, ma cortesemente sollecitatati abbiamo deciso con gli amici di Blogosfere di proseguire almeno fino alle prossime elezioni amministrative di maggio, per poi decidere cosa fare, anche in relazione ai molteplici impegni di cui siamo oberati. L'esperienza è stata gradevole e stimolante e per un vecchio scriba, quale noi siamo, anche nuova; non ci dispiacerebbe perciò, trovare una nuova impostazione per dare continuità a questo blog.
Qualcuno dubitava, che Bobo Craxi, peraltro trombato,non si ergesse come fattore determinante per la vittoria dell'Unione e che reclamasse il diritto a diventare ministro ? Oppure che il buon Clemente Mastella, con l'1,3%, non facesse sue le stesse considerazioni (disponibile però anche alla presidenza di una Camera) ? E che dire della Rosa nel Pugno, che pur con un risultato (aihmè) deludente rispetto le attese, si pone come elemento determinante per la maggioranza ? Dal momento che la vittoria è frutto di soli 25.000 voti alla Camera e 2 senatori al Senato, siamo in attesa di sapere se il Partito dei Pensionati si accontenterà della presidenza dell' INPS o il Partito dei Consumatori di quella di qualche altra istituzione. Se l'andazzo è questo, a Pallaro basterà il ministero degli esteri ?
Se fossimo stati nei panni di Silvio Berlusconi, non avremmo richiesto la riverifica dei voti annullati; non è come chiedere l' istant replay di un azione discussa, dove al massimo, in caso di conferma della scelta iniziale, si subiscono salve di pernacchie. Qui si tratta di qualcosa di estremamente più delicato, che getta benzina su un fuoco, che le ultime ore di lunedì avevano sembrato smorzare. Con quali speranze ? nessuna, se non quella di fare incazzare o dissentire il 57% degli italiani: centrosinistra e UDC, che peraltro cominciano le prime prove di apparentamento. Per non parlare dell'umore di Ciampi. Ne valeva la pena?
Al di là dei meriti del centrosinistra, ci sono state scelte della Casa delle Libertà, che alla luce dei risultati elettorali, appaiono oltremodo autolesionistiche. Il buon Mirko Tremaglia, pensava di portare voti e seggi alla sua parte politica, riconoscendo ai nostri concittadini esteri il diritto al voto, fidandosi di sensazioni, che si sono rivelate completamente sbagliate e che si sono rivelate determinanti per determinare la maggioranza per Prodi in Senato. Niente da dire sulla nobile intenzione di dare voce ai nostri lontani connazionali, ma forse una analisi meno superficiale delle intenzioni di voto, avrebbe consigliato di lasciar perdere. Apologeta aveva analizzato il voto per i referendum, primo caso di voto agli Italiani all'estero, traendone il convincimento che fosse di massima parte avverso a Berlusconi; possibile che le menti a disposizione del (ex ?) premier non siano riuscite ad arrivare alla stessa considerazione ? Per quanto riguarda la legge elettorale, causa di tante polemiche, si è rivelata un vero e proprio boomerang per il centrodestra, che pur avendo avuto più voti al senato si è trovato in, seppur minima, minoranza. L'arma che avrebbe dovuto servire, per limitare l'ampia sconfitta che si propettava, si è rivolta verso il suo ideatore. Chi lo avrebbe detto ? E così, i molti sforzi di parte del centrosinistra, di perdere elezioni praticamente stravinte a poche settimane dal voto, si sono infrante negli errori di valutazione della controparte.
Dopo le patetiche giustificazioni della Nexus sugli exit poll e dei sondaggisti, che avevano previsto una facile vittoria dell'Unione, dobbiamo rendere gli onori all'unica società che ci aveva azzeccato: quella americana di Berlusconi. Crediamo, che sarebbe il momento per i nostri istituti di ricerca, di fare una profonda autocritica e ammettere di non essersi adeguati alla realtà; lo stesso Marco Pannella, ieri sera a Matrix, faceva notare che ormai i sondaggi in tutto il mondo si fanno attraverso il telefono cellulare e non quello fisso, se si vuole raggiungere un campione demoscopico rappresentativo del Paese e vista la penetrazione della telefonia mobile in Italia, questo da noi dovrebbe essere ancora di più un dato acquisito da tempo.
Sul fatto che numericamente Prodi e il centro-sinistra abbiano vinto non c'è dubbio alcuno, ma sulle dimensioni e sul peso politico della vittoria, ci sentiamo di esprimere qualche dubbio, che proviamo ad esplicitare. Il problema principale rimane il Senato, dove la risicata maggioranza di due seggi non garantisce tranquillità, ma lascia aperte le porte, oltre che ad una "campagna acquisti" della Casa delle Libertà, anche alla gestione di un potere vincolante per ciascuna delle forze politiche che compongono la maggioranza e che risulteranno TUTTE determinanti per il raggiungimento del quorum ; questa sarà un arma di pressione fortissima sul governo e su Prodi. Gestire la disomogeneità della coalizione vincente, e lo sbilanciamento verso la sinistra più radicale, non potrà che essere una ulteriore difficoltà da gestire. Non ci sentiremmo di escludere in qualche caso, una richiesta di aiuto alla parte più " vicina" del Polo opposto: all'UDC tanto per intenderci, magari come prova generale di qualche accordo futuro a più largo respiro. Insomma, se fossimo nei panni di Prodi, dopo le giuste esternazioni pubbliche di gaudio, ci metteremmo alacremente al lavoro, per prevenire, se possibile, questi e altri problemi, che prevedibilmente arriveranno, senza dimenticarci della nuova opposizione, che non sembra avere rinunciato all'idea di ostacolare a prescindere, cominciando, prevediamo, dalla nomina del nuovo (?) Presidente della Repubblica, prevista fino a ieri attraverso una scelta assolutamente bipartisan. E sull'importanza di questa nomina, si giocherà la prima battaglia della nuova guerra.